Il lavoro del programmatore, tra passione e stress: conviene farlo? Scrivi un commento!

Il lavoro del programmatore, tra passione e stress: conviene sviluppare software?

Oggi, sul blog “Appunti Digitali”, è stato pubblicato un articolo particolarmente interessante (e che mi riguarda da vicino… vedi sotto!), che riflette sui pro e contro della figura dello sviluppatore di software: E’ giusto pagare un programmatore?.

Programmatore che digita su una tastiera olografica

L’articolo pone l’accento sulla differenza tra una situazione ideale (in cui programmare è un piacere, come se fosse un hobby… l’illusione che tutti hanno nel momento in cui decidono che “da grandi” svilupperanno software) e la a volte dura realtà:

  • programmare è spesso un lavoro sottopagato (stipendio non esaltante, contratto da metalmeccanico, …) (non tutti sanno, magari, che programmare consiste nel passare almeno 8 ore al giorno davanti ad un monitor, costantemente concentrati a non commettere errori sintattici o ancor peggio logici che impedirebbero il funzionamento di un’applicazione);
  • molte volte il proprio software non viene apprezzato;

L’articolo è completo (e ne consiglio la lettura), ma omette a mio avviso un aspetto: quanto sia appagante lavorare e programmare per sé stessi. Ok, lo stato italiano fa del suo meglio per mettere i bastoni tra le ruote (cfr. tasse e partita IVA), ma il web (soprattutto quello italiano: su Google Italia c’è ancora pochissima competizione - rispetto alla ricerca internazionale) è un Far West ancora inesplorato, e con un po’ di impegno (e soprattutto costanza) si può sperare in qualche buon risultato… :)

PS: Perché sopra ho scritto “mi riguarda da vicino”? Per lo stesso motivo per cui, ultimamente, non ho trovato più il tempo di scrivere su Technoburger: … sono ormai due mesi che ho iniziato uno stage in un’azienda che sviluppa software! ;)

E sicuramente sarà l’entusiamo dei “primi giorni” (ed effettivamente un po’ di stanchezza c’è… stanchezza che, come sicuramente avrete notato, si riflette sulla mia frequenza di posting)… ma per adesso non mi lamento! ;)

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7 Responses to “Il lavoro del programmatore, tra passione e stress: conviene sviluppare software?”

  1. dario Says:

    Complimenti, programmare deve essere una bella soddisfazione sicuramente.

  2. Andrea Romagnoli Says:

    @ dario:
    Già :)

  3. Il lavoro del programmatore, tra passione e stress: conviene sviluppare software? | Blog Over The World Says:

    […] originale: Informatica [Feed della categoria] » Il lavoro del programmatore, tra passione e stress: conviene sviluppare software?di Andrea […]

  4. Alex Says:

    Conviene farlo così come qualsiasi altro lavoro. Ci da da mangiare. Per passione in Italia non conviene far nulla !!!

  5. Andrea Romagnoli Says:

    @ Alex:
    Uhm, non penso che non convenga non fare nulla per passione. :) Ad esempio, se non era per la passione, non avrei mai accettato di spendere 70€ al mese per poter tenere in vita questo sito ;)

  6. Notizie dai blog su Come riconoscere un bravo programmatore Says:

    […] Il lavoro del programmatore, tra passione e stress: conviene sviluppare software? Blog di Technoburger » Blog Tecnico | Blog di Ricette | Asus Eee PC | SMS gratis da Web | News | Rally e Motori Articolo originale: Informatica [Feed della categoria] » Il lavoro del programmatore, tra passione e stress: conviene sviluppare software? di Andrea Romagnoli Oggi, sul blog “Appunti Digitali”, è stato pubblicato un articolo particola blog: technoburger | leggi l’articolo […]

  7. Paolo Says:

    1. Il “programmatore” come professione non esiste, esiste il prestatore d’opera o se si tratta di lavoro dipendente esiste l’impiegato.
    Gli stipendi e i compensi molto bassi derivano dal fatto che non esistono associazioni di categoria…di fatto non esiste niente (non è riconosciuto come professione)…per questo motivo le aziende pagano pochissimo i programmatori…in pratica sono come quelli che scaricano le cassette di frutta al mercato…senza professione e senza un lavoro serio.

    2. Esiste la laurea in informatica e “programmare” è a tutti gli effetti un’attività che richiede conoscenze, metodologia e notevole sforzo intellettuale.
    Purtroppo chi ha una laurea si ritrova a lavorare in mezzo a diplomati (e viene pagato allo stesso prezzo).
    Chi non ha una laurea si ritrova ad essere considerato un manovale da sfruttare, e la mancanza della laurea serve come scusa per pagarlo poco.

    3. Chi fa il programmatore normalmente smette dopo alcuni mesi o alcuni anni, per cui esiste un rapido turn-over.
    Le aziende lo sanno benissimo per cui non puntano a fidelizzare ed a formare il lavoratore… cercano di sfruttarlo per quei pochi mesi finché non si rende conto di essere un fesso che produce tanto ed è pagato 1/10 del più scarso dei commerciali.

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